Literary Witches – A Celebration of Magical Women Writers 

Virginia+lo+res

Raramente ho il privilegio di imbattermi in libri che contengono argomenti e illustrazioni preziose come quelli racchiusi in Literary Witches – A Celebration of Magical Women Writers di Taisia Kitaiskaia e Katy Horan (Seal, 2017). La copertina offre un primo impatto emotivo di grande efficacia: un ritratto illustrato di Virginia Woolf con lo sguardo ipnotico rivolto a un'altra dimensione e, al contempo, alla boccetta di inchiostro retta dalla sua mano destra, da cui si diffondono rami colmi di fiori. Sotto al braccio sinistro sbuca il muso del cucciolo di un lupo e lo sfondo è nero, oscuro, come le torbide acque del fiume dal quale la scrittrice emerge solo fino alla vita. Davanti a una simile illustrazione, ognuno di noi avrà reazioni diverse, tuttavia chi conosce Virginia Woolf, la sua biografia, la sua opera e parte della sua anima, sarà capace di tradurre i simboli che sbocciano sulla tela.

È uno strano libro da recensire in generale, e in particolare per la Italian Virginia Woolf Society, perché si intreccia con l'esoterismo e la stregoneria, ma chi ha la volontà di leggere i libri senza pregiudizi e stereotipi potrà godere con gli occhi, con la mente e con lo spirito, perché Literay Witches è un viaggio avventuroso, onirico e profondamente terreno alla scoperta di autrici straordinarie. Da Emily Brontë a Mary Shelley, da Sylvia Plath ad Anna Achmatova, da Saffo a Emily Dickinson, per arrivare a letterate geograficamente lontane, come Sandra Cisneros e Yumiko Kuratashi.

Cosa accomuna, dunque, tutte queste donne? Essere “streghe letterate”. Sono tutte letterate, lo sappiamo bene, ma sono anche streghe in quanto creatrici di mondi, evocatrici di parole, sibille che invocano spiriti. Le unisce la capacità di “vivere sole nei boschi dell'immaginazione” e “in capanne, di loro spontanea iniziativa”. Spesso sono donne che non hanno avuto figli, che creano altro, rispetto a ciò che ci si aspetterebbe da loro e che per questo sono state marginalizzate, talvolta banalizzate, perché una donna che decide di non procreare e dedicarsi interamente alla scrittura viene considerata strana, misteriosa, o addirittura pericolosa, in alcuni casi ancora oggi. Eppure queste creature non si sentono spaventate dall'oscurità, perché bastano a se stesse e non temono l'esclusione. Le autrici del libro insistono sul ruolo di streghe, donne capaci di piegare la natura con la propria volontà, proprio come le “streghe letterate”, che plasmano la società attraverso l'uso della parola. Del resto fu proprio Virginia Woolf a scrivere, nella Stanza tutta per sé, "Quando leggo di una strega gettata nel fiume, di una donna posseduta dai diavoli, di una levatrice esperta di erbe, o perfino dell'esistenza della madre di qualche uomo notevole, penso che siamo sulle tracce di un romanziere perduto, di un poeta costretto al silenzio, di qualche muta e ingloriosa Jane Austen, di qualche Emily Brontë che si sarà fracassata il cervello fra le brughiere, oppure avrà vagato gemendo per le strade, resa pazza dalla tortura inflittale dal proprio talento."

E Virginia Woolf fu forse una delle streghe più potenti, in tal senso, se Kitaiskaia la descrive come una “visionaria modernista britannica” e la “guardiana delle acque, della porcellana e del lessico”. Nella biografia a lei dedicata troviamo un lampo di luce che attraversa il centro della sua capacità letteraria. Virginia viene descritta come colei che “salta facilmente da una pozza di coscienza all'altra”, il cui “corpo diventa un faro, una torre di percezione con un largo occhio che illumina tutto ciò che vede con una visione burrosa e ricca, e che trasforma i detriti e i pesci sul fondo, in oggetti dotati di bellezza e significato”.

Nel ritratto di Virginia, l'illustratrice tenta di nascondere simboli arcaici, ma a noi riesce facile tradurli tutti. Intorno al capo di Virginia si diramano i più noti fiori selvatici britannici, ciascuno dei quali richiama un aggettivo con cui possiamo identificare la protagonista: la campanula simboleggia sia la speranza che il suo opposto, la morte, il giglio rappresenta la verginità e il velo da sposa la delicatezza. Il lupo è un antico totem che evoca la comunicazione, l'eloquenza e il talento per la scrittura.

Al di là dei simboli, forse ciò che più colpisce è il suo sguardo. L'altrove nel quale si perde. Una sibilla, una strega capace di vivere nel mondo tangibile e nell'Altro.

Nell'introduzione, Pam Grossman scrive: “Qui sta l'immenso piacere del libro. Da lettori, siamo tirati tra un desiderio di decifrare questi frammenti biografici e l'impazienza di arrenderci al loro delizioso mistero”. Ebbene, da scrittrice visionaria e, a mia volta, da “strega letterata”, opto per la seconda ipotesi: arrendiamoci al delizioso mistero di questo piccolo e prezioso compendio di biografie, per concederci la possibilità di esplorare nuove dimensioni, stanze mai aperte della nostra anima, dove giacciono forzieri pieni di tesori che, una volta aperti, ci renderanno capaci di straordinarie creazioni artistiche, letterarie e quotidiane.

Nataša Cvijanović